martedì 20 luglio 2010

L'Italia è un paese capitalista????

Innanzitutto vediamo qual è il termine di capitalismo:

Il termine capitalismo o economia di mercato si riferisce in genere a:

§ Una combinazione di pratiche economiche, che venne istituzionalizzata in Europa, tra il XVII e il XIX secolo, che coinvolge in particolar modo il diritto da parte di individui e gruppi di individui che agiscono come "persone giuridiche" (o società) di comprare e vendere beni capitali (compresi la terra e il lavoro; vedi anche fattori della produzione) in un libero mercato (libero dal controllo statale).

§ Un insieme di teorie intese a giustificare la proprietà privata del capitale, a spiegare il funzionamento di tali mercati, e a dirigere l'applicazione o l'eliminazione della regolamentazione governativa di proprietà e mercati

§ Il sistema economico, e per estensione l'intera società, il cui funzionamento si basa sulla possibilità di accumulare e concentrare ricchezza in una forma trasformabile (in denaro) e re-investibile, in modo che tale concentrazione sia sfruttata come mezzo produttivo

§ Regime economico e di produzione che nelle società avanzate viene a svilupparsi in periodi di crescita, riconducibile a pratiche di monopolio, di speculazione e di potenza.

mmm.....da questa prima lettura mi sembra di capire che l'Italia è un paese capitalista.

Ma è giusto il capitalismo??

Teoricamente la privatizzazione dovrebbe rendere più concorrenziale il mercato, e la proprietà statale dovrebbe agevolare il fannullonismo e la furberia levantina........ma se analizziamo i contesti capitalistici ci rendiamo conto che è un fallimento.

Di fronte alla paura del crac del capitalismo i borghesi cercano di salvare il sistema capitalistico e finanziario cercando di introdurre nell’opinione pubblica alcuni concetti, come “economia reale” che si opporrebbe ad una “economia finanziaria virtuale”, invocando nuove regole in grado di controllare il mercato, come se il mercato capitalista non fosse un tutt’uno.

Non è un fatto nuovo.

La crisi impone sempre cambiamenti e alcuni pensano che basti cambiare alcune regole o darsene di nuove per evitare in futuro altre crisi. Far finta di cambiare tutto per non cambiare nulla è una vecchia tattica. Nella società democratico-borghese, sotto il dominio del capitale, nessuna legge stabilisce che l’operaio è uno schiavo salariato però – dato che la proprietà dei mezzi di produzione è in mano a pochi che lo privano della possibilità di sviluppo economico - il lavoratore è uno schiavo salariato.

In momenti di difficoltà, quando il sistema capitalista traballa dalle fondamenta sotto i colpi delle crisi e delle lotte proletarie, i borghesi “illuminati” sarebbero disposti anche a contrattare un minore tasso di sfruttamento o l’eliminazione degli “abusi” del capitalismo, a patto però che non si intacchi il sistema del lavoro salariato basato sull’espropriazione e sullo sfruttamento dei lavoratori che continua a riprodurre sfruttati e sfruttatori.

I sostenitori del libero mercato e dell’”economia reale”, del “capitale produttivo” - che hanno sempre nascosto dietro una parvenza di libertà formale lo sfruttamento e il carattere dittatoriale della violenza e della brutalità capitalista - oggi sono i primi a richiedere ai loro governi misure “socialiste” a favore dei padroni.

Mentre i governi intervengono a favore delle banche e della finanza, cioè dei capitalisti, con i soldi pubblici tolti dalle tasche di tutti i cittadini.

Negli USA in pochi mesi ci sono stati 100.000 licenziamenti nel settore finanziario, dell’auto, nell’edilizia. La Morgan Stanley, la seconda banca d’affari americana prima della crisi, dopo il salvataggio da parte del governo americano in settembre ha annunciato che ridurrà di un ulteriore 10% il suo personale. La Citigroup ha preannunciato 53.000 licenziamenti dovute a prestiti non rimborsati e sono già avvenuti i primi massicci licenziamenti nel settore automobilistico.

In Europa si prevedono, per effetto della recessione, licenziamenti massicci; in Italia (dati CISL) per i prossimi due anni sono previsti circa 900.000 di posti di lavoro in meno.

Intanto il Parlamento Europeo ha approvato l’istituzione della “Carta Blu” per regolare l’immigrazione “qualificata”.

Gli immigrati titolari della carta potranno richiedere un salario superiore solo di 1,7 volte il salario lordo che ricevevano nel loro paese ( ad esempio 3800 euro per un francese, ma solo 325 per un bulgaro).

In questo modo si aumenta la concorrenza fra lavoratori (facendo lo stesso lavoro con salari diversi) e i salari continueranno a scendere a tutto vantaggio dei profitti.

Ma la crisi non colpisce tutte le classi sociali nello stesso modo. Mentre diminuiscono i consumi della maggioranza proletaria e più povera della popolazione, di chi non arriva a fine mese, crescono a dismisura i consumi di lusso che il 2% della popolazione può permettersi, mentre un altro 12% di borghesi - pur non ostentando gli status symbols della ricchezza sfrenata- vede aumentare il suo capitale e i suoi consumi.

Dopo anni di contenimenti salariali e aumento dei profitti la Confindustria ed il governo ripropongono la solita ricetta: gli operai devono continuare a farsi sfruttare pacificamente o tutto il sistema capitalista rischia di saltare.

Siamo sicuri che il capitalismo sia la soluzione migliore?

rif. Wikipedia, resistenze.org

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